Le tasse, questo fardello che ci opprime e che ci porta via buona parte dei nostri sudati redditi...
Ci dicono, ci hanno sempre detto che con le tasse finanziamo la spesa dello Stato, i servizi che ci presta, i beni che ci fornisce e tutto l'apparato burocratico che gestisce questi servizi e questi beni. Poi arriva un giornalista convertito all'economia, seguace della Modern Money Theory di Mosler ed in televisione ci dice che le tasse non servono per finanziare l'attività dello Stato, ma servono principalmente a regolare i cicli economici prelevando più o meno risorse al settore privato (famiglie ed imprese), che regolano l'inflazione, drenando liquidità e che, in effetti un Paese ne potrebbe fare a meno, avendo la sovranità monetaria, perché potrebbe semplicemente stampare tutto il denaro che gli serve e spendere a deficit. Ecco ad esempio:
Capirete che una cosa del genere crea un certo disorientamento nell'ascoltatore medio, per cui cerchiamo di capirci qualcosa; iniziamo con un dato normativo: cosa sono le tasse per la nostra Costituzione?
Art. 53.
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacita' contributiva.
Il sistema tributario e' informato a criteri di progressività.
Secondo la Costituzione, quindi, le tasse sono il concorso di ciascun cittadino alla spesa pubblica in ragione della propria capacità contributiva; in altre parole ognuno di noi, a seconda di quanto guadagna, è tenuto a versare una percentuale del proprio reddito allo Stato e questa percentuale sale più che proporzionalmente, man mano che il reddito personale è più elevato: questo è il concetto di progressività, illustrato nel secondo capoverso. Il risultato è che attraverso il prelievo fiscale si attua una ridistribuzione del reddito nazionale, poiché, a parità di servizio erogato, chi guadagna meno paga meno ciò che lo Stato gli fornisce, così attenuando lo squilibrio fra livelli diversi di reddito.