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martedì 17 settembre 2013

L'Italia perde ancora Sovranità, arriva la bomba a orologeria del "Two-pack"


Nella foto il Commissario agli Affari economici, Olli Rehn (a sinistra) e il premier italiano Enrico Letta

"Two-pack", una bomba ad orologeria? Il Commissario agli Affari economici, Olli Rehn, arriva martedi a Roma per un'audizione al Parlamento italiano, dove spiegherà il senso delle "raccomandazioni" europee (leggi l'intervista al Sole 24 Ore). È la prima volta che accade, e non sarà ultima. Perché inizia, sotto la bandiera generale del "maggiore coordinamento", una fase nuova per la politica economica italiana, una sorta di "cogestione" dei cui effetti la classe politica italiana ha parlato finora distrattamente. Sbagliando.

In pista c'è il "Two-pack", cioè i due regolamenti approvati dal Consiglio europeo il 13 maggio scorso con l'obiettivo di introdurre, per i paesi dell'eurozona, più coordinamento e vigilanza nel processo di formazione delle politiche fiscali nazionali.
Di fatto se ne va un altro spezzone della "sovranità" nazionale, e non è un caso che nelle ultime ore abbia preso quota il confronto su chi "scriverà" la prossima Legge di Stabilità, l'ex Legge Finanziaria che dovrà essere pronta entro metà ottobre. «Se cade il Governo – ha detto il premier Enrico Letta - la Legge di Stabilità la sciverebbero a Bruxelles e la scriverebbero diversa da noi». Già, perché ora –sempre secondo Letta- questa legge «la scriviamo noi e non viene scritta in Europa visto che siamo usciti dalla procedura d'infrazione per deficit eccessivo».

Chi scrive che cosa, ecco il punto. Torniamo così al "Two-pack" (che segue il Fiscal compact del marzo 2012, il "Six-pack", approvato il 23 novembre 2011 ed il Semestre europeo del settembre 2010) per il quale entro il 15 ottobre ogni paese dell'eurozona presenta alla Commissione e all'Eurogruppo (il coordinamento europeo che riunisce i ministri dell'Economia e delle Finanze dei paesi euro) la bozza del piano di bilancio per l'anno successivo.

Dunque, la Legge di Stabilità da quest'anno prende in parallelo due strade: il Parlamento nazionale e la Commissione europea che la soppeserà con cura. E se la bozza non convince Bruxelles perché non conforme al Patto di Stabilità e di Crescita (costituzionalizzato nel frattempo con il Fiscal compact) e perché non riponde alle raccomandazioni della Commissione? Bruxelles può chiederne la riscrittura entro due settimane dal momento della ricezione del progetto di bilancio ed entro il 30 novembre, se necessario, la Commissione può adottare un parere da sottoporre al vaglio dell'Eurogruppo. Insomma, i governi nazionali scrivono, ma l'Europa, con la sua nuova e più vincolante governance, può chiedere una riscrittura del progetto di legge.

Per il Governo italiano si prospetta una doppia sfida, diplomatica e di contenuto. Deve essere rispettato l'obiettivo del disavanzo sotto il 3% e devono essere rispettati gli avanzi primari strutturali (al netto delle spese per gli interessi) programmati per piegare il rapporto debito/Pil (previsto oltre il 132% nel 2014) su una "traiettoria stabilmente in discesa". Così dicono, tra l'altro, le raccomandazioni di Bruxelles trasmesse all'Italia al momento della sua uscita dalla procedura d'infrazione per deficit eccessivo. Non solo: bisogna "trasferire il carico fiscale da lavoro e capitale a consumi, beni immobili e ambiente assicurando neutralità in termini di gettito". E occorre attuare una "spending review a tutti i livelli amministrativi".

In controluce, ecco lo spostamento della tassazione dalle "persone alle cose" (ma il Governo non intende aumentare l'Iva), il "no" sugli abbattimenti dell'Imu, l'insistenza per una revisione della spesa a largo raggio, la spinta per ridurre il cuneo fiscale su lavoro e impresa. Il tutto, rispettando comunque il famoso tetto del 3%. Non bastassero le tensioni dentro la maggioranza delle larghe intese che sostiene il Governo Letta, anche la partita che si apre con l'Europa si presenta carica di incognite. Perché la Legge di Stabilità si scrive a Roma, ma Bruxelles può dire "no, così non va, riscrivetela". Come da "Two-pack", il pacchetto esplosivo di cui non si parla.

giovedì 29 agosto 2013

Olli Rehn avverte l'Italia: l'Italia copra il gettito perso dell'IMU

Mentre Enrico Letta esulta, l'Italia rimane osservata speciale dell'Unione europea. Arriva subito l'avvertimento.


il commissario Ue all'economia, Olli Rehn avverte l'Italia. "Essenziale assicurare la sostenibilità della finanza pubblica".
C'è una cosa che l'Italia deve tenere sempre in considerazione: che la sua sovranità, così come quella di altri paesi dell'Eurozona, non è più soltanto nelle sue mani. Anzi, a detenerla è soprattutto l'Unione europea. Dunque, in queste ore in cui Pdl e Pd rivendicano la paternità e il merito dell' abolizione dell'Imu, Roma rimane osservata speciale.

L'Ue sta infatti analizzando la decisione del governo Letta e vuole capire quali misure saranno adottate per compensare il gettito fiscale perso.

"E' assolutamente essenziale - afferma in una nota il commissario Ue all'economia, Olli Rehn, - che l'Italia assicuri la sostenibilità della finanza pubblica - Accolgo con favore le forti rassicurazioni del primo ministro Letta sulla determinazione dell'Italia di rispettare i suoi impegni di bilancio per il 2013. Il governo ha inoltre annunciato che intende coprire l'impatto sul bilancio delle misure annunciate riducendo la spesa piuttosto che aumentando le tasse. Anche questa è una mossa nella giusta direzione, ma attendiamo naturalmente di vedere i dettagli di questi piani".
Fonte: WSI

martedì 19 febbraio 2013

Incoraggianti Segni di Disperazione da Olli Rehn


Paul Krugman sul New York Times riporta di una lettera in cui il Commissario Europeo cerca di fermare il vento con le mani




The Conscience of a Liberal -  Sulle due sponde dell'Atlantico, gli Austerians sembrano essere fuori di testa. E dovrebbe essere una buona notizia, segno che si rendono conto, a un certo livello, che stanno perdendo il confronto.

[...]Tra gli altri, Olli Rehn, della Commissione europea, un convinto sostenitore dell'austerità, reagisce alle disastrose notizie sull'economia Europea, che hanno confermato gli avvertimenti dei critici dell'austerità e portato a una larga rivalutazione dei moltiplicatori fiscali, e che confermano che l'economia si trova in una grande trappola della liquidità, così come alcuni di noi avevano previsto. La risposta di Rehn? Dobbiamosmettere di pubblicare questi studi economici, perché stanno minando la fiducia nell'austerità!


Ecco le dichiarazioni di Mr. Rehn, riportate da Not the treasury view:



Niente dibattito, per favore, siamo Europei

Alla fine dell'anno scorso ho segnalato come il vicepresidente della Commissione europea, Olli Rehn, avesse previsto, da almeno due anni, un'imminente ripresa delle economie in crisi della zona euro, grazie alle eccellenti politiche raccomandate dalla Commissione e dalla Banca Centrale Europea. Tuttavia, questa settimana - notando forse che, al di fuori dei mercati finanziari, la
 tanto attesa luce alla fine del tunnel  sembra invece retrocedere - ha provato una strategia diversa. Incolpare gli economisti - e, in particolare, gli economisti che vogliono effettivamente fare delle analisi corrette, teoricamente ed empiricamente fondate, per criticare le politiche della Commissione. Mr. Rehn, in una lettera ai Ministri delle finanze europei, in copia ad altri luminari finanziari internazionali come Christine Lagarde, ha detto:

"Vorrei illustrare alcuni punti su un dibattito che non è stato utile e che ha rischiato di minare la fiducia che abbiamo faticosamente costruito negli ultimi anni in lunghe riunioni sino a tarda notte. Mi riferisco al dibattito sui moltiplicatori fiscali, vale a dire l'impatto marginale di un cambiamento nella politica fiscale sulla crescita economica. Il dibattito, in generale, non ci ha portato nessuna nuova utile comprensione."

Gran parte del resto della lettera è dedicata al tentativo di Mr. Rehn (e presumibilmente degli economisti della Commissione) di sfatare i risultati del Chief Economist FMI Olivier Blanchard, che ha trovato, con grande sorpresa di nessuno, che gli effetti negativi del consolidamento fiscale erano davvero molto maggiore di quelli previsti dal Fondo o dalla Commissione.

Non voglio tentare una confutazione punto per punto, ma tenere presente quanto segue:

- Se è vero che da sola l'analisi del Fondo non dimostra che la Commissione e il commissario Rehn sono in errore, tuttavia tutto il peso delle prove, sia teoriche che empiriche, lo dimostra. Le nostre stime dell'impatto dell'austerità autolesionista sono qui.

- Benché l'analisi di Blanchard non rappresenti certo la fine della storia, è un'opera professionale di uno dei più importanti macroeconomisti empirici del mondo. La confutazione della Commissione, al contrario, farebbe vergogna a uno studente del primo anno di Master.

Ma, naturalmente, la cosa davvero sorprendente è che Mr. Rehn abbia scritto ai Ministri delle finanze, e al direttore generale del FMI, lamentando che un articolo accademico su un tema della macroeconomia empirica di grande rilevanza politica, ma altamente tecnico, rappresenti un "dibattito che non è stato molto utile". Non ne faccio una questione di arroganza contro la libertà accademica, ma mi sembra proprio strano.

Come ho detto, questi segni di disperazione sono incoraggianti. Ma purtroppo, questa gente ha già fatto dei danni enormi, ed è nella posizione di poterne fare ancora tanti.