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martedì 23 aprile 2013

Draghi: l'euro vivra', voi morirete!!

 Di Maurizio Blondet Nota di Rischio Calcolato: questo post è tratto dalla rivista on-line EffediEffe.



E' una frase che Mario Draghi ha pronunciato durante la conferenza del 4 aprile alla BCE; salvo errori, nessun «grande» media l'ha colta (una sola eccezione in Italia: la tv Class CNBC, che si sta rivelando una delle migliori fonti informative su questi temi). A porgli la domanda e' il giornalista del sito Zero Hedge: «Se, poniamo, la situazione in Grecia o Spagna peggiora ancora, e quei Paesi sono obbligati ad uscire dall'eurozona, esiste un piano per far si che i mercati non collassino? Esiste una qualche rete di protezione strutturale, specialmente nell'area dei derivati? E la seconda domanda e': cosa accadrebbe della sua Emergency Liquidity Assistance che avete dato a Cipro, circa 10 miliardi di euro, se il Paese lascia l'eurozona?».
Draghi ha risposto: «Lei sta ponendo domande cosi ipotetiche che non ho una risposta'¦beh, posso dare una risposta parziale. Questo tipo di domande sono formulate da gente che sottovaluta di gran lunga quel che l'euro significa per gli europei, per l'euro-area. Essi sottovalutano di molto la quantita' di capitale politico che e' stato investito nell'euro. u per questo che continuano a chiedere cose come: 'Se l'euro si spacca? Se un Paese abbandona l'euro?'' Non e' come una porta scorrevole. u una cosa molto importante. u un progetto dell'Unione Europea. Sicche' spendete il fiato invano quando continuate a chiedere a gente come me 'cosa accadrebbe se'. Non esiste un piano B».
«In secondo luogo, la BCE ha mostrato la sua determinazione nel combattere ogni rischio di ridenominazione (sic). E l'OMT (il trilione di euro prestato alle banche all'1%, ndr) con le sue precise norme, ed agente entro il suo mandato, esiste appunto a questo scopo. Cosi rispondo alla sua prima domanda. La seconda domanda era sull'ELA, ma ancora una volta e' subordinata a 'se Cipro lascia'¦'. Di nuovo, non abbiamo in mente questo' Nessun piano B».
Per una volta, Draghi ha detto la verita', sotto la lingua di legno del tecnocrate. «La gente come me» ''' ha detto ''' «ha investito tutte le sue fortune, la sua autorita', carriere e prestigio nella costruzione dell'euro. Se l'euro si spacca, noi persone veramente importanti andiamo a pallino: perdiamo tutto, prestigio, carriere, autorita', soldi e potere. Percio' non ci sara' mai un'uscita dall'euro. Troppo grande e' il capitale politico che ci abbiamo investito».
Zero Hedge commenta sarcastico: dunque dato il controllo sui capitali messo in opera a Cipro a tempo indefinito, i Bancomat locali dispensano «capitale politico» invece del capitale reale? u un commento preso dal punto di vista del liberismo totale, che e' il pensiero unico americano. Ma mostra che s'e' capito bene il proposito di Draghi: eurocrati e banchieri non stanno salvando gli europei, ne' tanto meno greci, italiani, spagnoli e portoghesi; vogliono salvare l'euro ad ogni costo, e italiani, spagnoli, greci e portoghesi muoiano pure. «L'euro non e' una porta scorrevole», ci ha detto il padrone: «l'euro e' la porta della prigione che abbiamo chiuso a tripla mandata; e tanto peggio per voi, carcerati, se morirete di disoccupazione, fame e freddo». Diciamolo un'altra volta: le istituzioni europee non cercano di proteggere i popoli in questa grande depressione; cercano di proteggere se stesse. Se la soluzione della crisi richiede uno smantellamento
dell'euro, la Commissione e la BCE rigettano tale soluzione, perche' equivarrebbe al loro suicidio politico. Percio' per scongiurare questo esito, sono pronti a tutto. Anche a rimangiarsi i loro stessi dogmi del liberismo totalitario che dichiarano loro religione, fino a violare le stesse norme che loro si sono dati. Cosi, addio «libera circolazione di capitali»: a Cipro hanno imposto (con opportuno ritardo: le banche della Germania e di altre nazioni «core» dell'Eurozona hanno portato via i loro soldi dalle banche cipriote prossime a implodere,prima che la crisi bancaria fosse annunciata) il controllo sui capitali. Addio inviolabilita' della proprieta' privata : a Cipro hanno imposto il prelievo forzoso fino al 40% sui conti correnti, un vero esproprio proletario fatto dai supercapitalisti (1). Si sono rimangiati la promessa di garanzia sui depositi fino a 100 mila euro, e gia' propongono di fare lo stesso prelievo sui conti correnti italiani, perche' tanto, «gli italiani sono piu' ricchi dei tedeschi: patrimonio di 108 mila euro contro 95.500» (e' la voce che manda in giro la BCE, per preparare il prelievo forzoso). Esigono «rigore» e dichiarano di non poter stampare moneta «per statuto», ma creano mille miliardi di euro da dare alle banche all'1%, e senza la minima contropartita, ma non alle imprese. (Il vero 'Cyprus Template') Ci stanno strangolando, come dimostra la disoccupazione galoppante che raddoppia, accelerando il ritmo, e le migliaia di aziende che chiudono perche' non reggono l'euro «forte» nel momento in cui anche la Bank of Japan stampa a perdifiato (la Fed lo sta facendo da tre anni). è per colpa loro, del loro euro, se anche il Fondo Monetario riconosce che «l'economia mondiale crescera' quest'anno del 3,4%, per poi accelerare al 4,1% nel 2014, ma l'Europa cala dello 0,2%» (in realta' molto di piu': le previsioni delle tecnocrazie bancarie si sono sempre rivelate ottimiste). Di fronte alla crisi che s'aggrava, gli eurocrati e i banchieri (e i politici che eleggiamo, loro appendici superflue) hanno una sola soluzione, sempre quella: rinforzare i poteri centrali europei. Eppure si vede ormai ad occhio nudo: piu' il processo di «integrazione» avanza, peggio la situazione si deteriora. Ma gli eurocrati propongono sempre di aumentare i loro stessi poteri. E' il loro potere personale che cercano. Sono loro che hanno trasformato il popolo italiano in un popolo senza speranza, declinante senza sbocco: «niente porte scorrevoli, niente piano B» per voi: l'euro vivra', voi morirete.
Sono tranquilli, perche' ci siamo tenuti il loro delegato, il tecnicamente incompetente ma eurocraticamente ortodosso Mario Monti, che ci terra' nell'euro continuando nello stesso tempo a saccheggiarci col sistema fiscale piu' letale del mondo.
L'industria del mobile (effetto collaterale del collasso dell'edilizia provocato da Monti e dalla banche) ha subito una riduzione dei fatturati dell'ordine del 48% rispetto ai tempi belli; ma Equitalia pretendera' dal settore lo stesso gettito fiscale di prima, provocando altre rovine.
I professionisti nel loro insieme, il ceto medio, hanno subito riduzioni dei loro guadagni fra il 15 e il 30%; Befera pretendera' da loro gli stessi montanti tributari, o anche di piu'. Impoverimento mortale degli onesti, evasione fiscale di sopravvivenza per chi potra'.
Il governo Monti (in cui c'e' il ministro Barca, «astro nascente del PD» dettato dall'eurocrazia, e pompato dai media) ha cullato le imprese nell'illusione di ottenere 40 miliardi dei debiti arretrati che le Pubbliche Amministrazione hanno verso di loro; pochi giorni e l'illusione e' svanita, i burocrati non cacceranno mai un soldo, esigono complicatissime «prove» e «accertamenti» su quel che devono ''' mentre loro stesse non tengono contabilita' precisa sui loro debiti (un colossale falso in bilancio commesso da migliaia di pubblici funzionari) ''' impossibili.
Svanita questa illusione, Monti ne ha creato un'altra: producendo il Documento di Economia e Finanza (DEF), presentato alla stampa con dieci diapositive come progetto per «la crescita».
 Ma la stampa non ha detto che il DEF consta di 800 pagine. Ottocento pagine: certo nemmeno Monti le ha lette.
Le ha semplicemente commissionate agli alti burocrati ''' che sono i veri governanti occulti d'Italia, essendo i governi incompetenti ''' e i nostri burocrati, come gli eurocrati, sono occupati non alla sopravvivenza della societa', ma alla loro propria. E sono i piu' inefficienti e rapaci del mondo occidentale. In quelle 800 pagine hanno inserito tutti gli inghippi, i codicilli, i tranelli per aumentarci le tasse, aggravare gli ostacoli alla produzione e stroncare la nostra competitivita' con lacci e lacciuoli.
Nascosto nel DEF, si scopre che i conti pubblici hanno «spese non rinviabili per 8 miliardi» (altri 8 miliardi), e che quindi «se sparisce l'Imu ci vorranno interventi triplicati», ossia aumenti ed aumenti di tasse in altri campi. Anche la sanita' richiedera' un aumento del ticket; ma questo spettera' al nuovo governo. E se il nuovo governo «politico» tarda, le nuove spese si accumulano: altre tassazioni saranno necessarie, altri smantellamenti, altri fallimenti e chiusure di piccole imprese che le amministrazioni pubbliche hanno reso insolventi.  Mi spiace per voi, italiani. Voi che a milioni perderete il lavoro perche' avete voluto stare nell'euro «forte»; che vi suiciderete perche' Equitalia vi chiede immense cifre che non avete come Imu per seconde case che non vi servono, che non potete permettervi ma che non potete vendere, perche' le banche non danno i mutui; mi dispiace per voi che le avete provate tutte per tenere la testa fuori dall'acqua, e adesso non sapete piu' cosa fare, non avete piu' speranza; mi spiace per i vostri figli che sono senza lavoro, ma an che senza istruzione, conoscenze e cultura per andare all'estero a cercarlo ''' perche' avete voluto e difeso la scuola «facile e di massa». Mi spiace per voi, soprattutto, perche' anch'io oggi dipendo da voi, la mia pensione viene pagata dai giornalisti che sono al lavoro ''' e che vengono licenziati ormai a vagonate. Mi spiace per voi, perche' il vostro destino e' razzolare nella spazzatura, essere rapinato dai cocainomani senza soldi nelle strade che costituiranno bande armate, e taglieggiati dagli statali, parastatali, regionali e provinciali che ''' loro ''' il loro stipendio lo vogliono tutto. Ma da un punto di vista oggettivo e spassionato, voi meritate di finire cosi. Perche' in maggioranza schiacciante, vi siete occupati solo di calcio. Non di economia, «perche' e' difficile», ne' di politica, «perche' tanto fanno quello che vogliono». Vi siete rincoglioniti davanti alle tv intrattenimento, alle slot machines e ai vide-porno. Perche' non avete studiato ne' lingue ne' mestieri reali, perche' tanto «il benessere» era assicurato come tutti «i diritti» che vi dicevano di avere. Perche' non avete capito come cambiava il mondo. Perche' non esiste un popolo piu' provinciale, piu' abbandonato agli impulsi di pancia, piu' imperioso nel volerli soddisfatti subito e tutti, piu' ottusamente aggrappato ai propri interessi piu' corti e di breve respiro, piu' litigioso e incapace di unirsi di voi; incapace di scegliersi comandanti fra i migliori; piu' incivile e passatista ed arretrato culturalmente, piu' spregiante dell'intelligenza cosi rara fra voi; mai visto un popolo che espelle all'estero centinaia di migliaia di suoi giovani, i migliori, perche' «troppo qualificati» per noi; mai visto un popolo piu' beotamente prono ad adorare gli idoli sbagliati, che vi venivano proposti all'adorazione di volta in vola. Un popolo cosi, non merita di vivere. Vi e' piaciuto Ciampi. Avete venerato, Saviano; avete deriso «i complottisti» che vi dicevano la verita', perche' «il tg non lo dice». Avete emarginato e odiato chi vi metteva sull'avviso, «uccelli di malaugurio», «da toccarsi i coglioni» ''' mentre adoravate l'Ottimista, il Facilone, il Facilista. Se siete di sinistra, avete fatto di tutto per stroncare Renzi («infiltrato di destra») (2) e preferito Bersani, ed ora sperate in Barca, perche' e' «un compagno» (un compagno che vi terra' dentro l'euro, la prigione dei popoli). Avete avuto gran rispetto di Monti. Avete voluto credere che il nemico interno e' l'Evasore Fiscale anziche' il Parassita Sociale, ancorche' siate nel Paese che l'amministrazione pubblica tassa come gli stati scandinavi, ma dandovi servizi come gli africani. Il vero prelievo Statistiche ufficiali. Il vero prelievo fiscale, come ammette anche Monti, supera il 52%

E avete gran rispetto e considerazione anche di Draghi. Draghi vi uccidera' fara' del vostro Paese un deserto di industrie, e le industrie che muoiono non torneranno piu' nemmeno quando tornerete alla lira per disperazione e necessita'.
E' terribile quel che vi accade e vi accadra', perche' anch'io sono uno di voi. Ma sul piano oggettivo, avete quello che meritate. Che avete scelto. Che avete voluto. 

1) La rovina di Cipro e' freddamente pianificata dal documento della Commissione Europea. «'¦L'attivita' economica sara' negativamente influenzata dalla ristrutturazione immediata del settore bancario, che avra' impatto sul credito, date anche le misure di consolidamento di bilancio. Le restrizioni temporanee richieste per garantire la stabilita' finanziaria danneggeranno gli afflussi di capitale internazionale e ridurranno i volumi d'affari delle imprese, sia quelle orientate al mercato interno che quelle che operano sul mercato internazionale' una perdita di ricchezza, che ridurra' il consumo privato e gli investimenti produttivi. Cio', unito alle misure fiscali in corso e quelle progettate, provocheranno una acuta caduta della domanda interna. E poco sollievo si puo' aspettare dall'export, date le incerte condizioni estere e il settore finanziario in drastica riduzione». Queste frasi si applicano alla perfezione all'Italia, ed indicano il programma che lorsignori preparano alle popolazioni europee in generale. E infatti noi stiamo gia' subendo lo stesso progetto che hanno imposto a Cipro. (Assessment of the public debt sustainability of Cyprus ''' Zero Hedge)
2) Qualunque cosa si pensi di Renzi, il 'popolo di sinistra' gli s'e' mobilitato contro d'un solo blocco come a un «deviazionista di destra», facendo di tutto per bloccare quella che i militanti chiamavano «l'infiltrazione di destra nelle nostre primarie». Questo tipo di linguaggio ''' l'ho sentito con le mie orecchie in dibattiti pubblici e radiofonici ''' e' ancora di tipo sovietico. Nell'Urss dei bei tempi, avrebbe portato allo «smascheramento» del deviazionista di destra e alla sua liquidazione col classico colpo alla nuca alla Lubianka, seguito da una «purga del Partito» per disinfestarlo dagli «infiltrati di destra» , spediti  vagoni interi '''fra gli applausi sinceri del popolo sovietico ''' a ripopolaree il Gulag. Nella situazione italiana, porta la sinistra a tagliarsi da sola le possibilita' di governo, scegliendo Bersani, Barca o Vendola e tenendo a distanza un elettorato piu' ampio. Serve a rifiutare l'alleanza di governo d'emergenza «con Berlusconi»,e a tentare ostinatamente di governare con il Movimento 65 Stelle, creduto erroneamente, da certe caratteristiche superficiali, «una costola della sinistra». Appena pero' questi avessero la maggioranza, ricomincerebbero le epurazioni.
(Tratto da: http://www.stampalibera.com

mercoledì 17 aprile 2013

I tedeschi insultano gli Italiani: “Parlate di suicidi ma voi siete più ricchi di noi”



L’affondo: Per sanare i debiti usate i soldi della gente”

Basta piangere, basta lamentarsi della povertà crescente, dei suicidi «che c’erano anche prima della crisi», dei populismi in aumento esponenziale. I Paesi del Sud Europa, dice l’infallibile Bce, nascondono le loro immense ricchezze al Nord. Di conseguenza è giusto che si salvino da soli. È la sconcertante conclusione dell’inchiesta che ha ispirato la copertina di questa settimana dell’autorevole Spiegel. 
Che esce, guarda caso, il giorno dopo il congresso fondativo del primo partito dichiaratamente anti-euro mai nato in Germania, “Alternative für Deutschland”. 

In realtà, se è vero che i numeri non mentono, è altrettanto vero che bisogna saperli leggere. Ed è evidente che in Germania le statistiche pubblicate di recente dalla Bce sulla ricchezza delle famiglie europee hanno creato un pericoloso corto circuito nella testa di molti. Aggravato dal concomitante salvataggio di Cipro che ha segnato un cambio di paradigma nelle politiche della Ue, introducendo il precedente devastante dell’«ognun per sé», tanto caro proprio a Berlino. 

Il risultato ha ispirato il titolo dello Spiegel «Patente di povertà. Come i Paesi europei in crisi nascondono i loro patrimoni». Morale: l’autosalvataggio di Cipro deve essere il modello futuro per l’Europa, eccome. E fa niente se tutti si affannano, da Mario Draghi in giù, a spergiurare che Cipro è un caso unico e irripetibile, che nessun risparmiatore sarà toccato da salvataggi futuri. I tedeschi ora pensano, anzi, si auspicano il contrario, rinvigoriti anche dalla notizia che i ciprioti sono molto più ricchi di loro. 


Il ragionamento è lungo e articolato ma è sufficiente citare un paio di passaggi sull’Italia per capirne il senso e rimanere basiti. «Ogni giorno in Italia ci sono molti suicidi ma c’erano già prima della crisi». Un attenuante, certo. La ricchezza mediana delle famiglie italiane, poi, essendo di 173.500 euro, «tre volte quella dei
tedeschi», ispira una conseguenza ovvia. Avendo l’Italia un debito pubblico del 130% contro quello tedesco che è all’80%, c’è una sola soluzione perché esca dall’impasse, perché si liberi finalmente di questo tallone d’Achille dei suoi conti pubblici. Eccola qua: «sarebbe più sensato che i Paesi in crisi riducano i loro debiti con le proprie forze: aggredendo maggiormente la ricchezza dei suoi cittadini».

Il settimanale è così grezzo da dimenticarsi che gli stipendi degli italiani sono molto più bassi di quelli tedeschi, o che per pagare le enormi quantità di tasse che gravano su stipendi e sulla casa ci vuole liquidità. Così come dimentica di citare gli abissi che ci sono tra i servizi di cui beneficiano i tedeschi rispetto agli italiani, in cambio delle tasse. 

L’unico dato che lo Spiegel non nasconde è quello sulla povertà: da noi la quota di poveri è al 16,5% contro il 13,4% dei tedeschi. Così come ammette che i tedeschi hanno una tradizione da cicale: preferiscono vivere in affitto e spendere in viaggi piuttosto che risparmiare. Ma quando arriverà il momento di salvarci, se mai accadrà, è prevedibile che la parola d’ordine sarà una sola: salvatevi da soli. Come Cipro.

Fonte : La stampa TONIA MASTROBUONI

venerdì 12 aprile 2013

Il prossimo nella crisi dell'euro? Portogallo e Slovenia sono i principali candidati


I guai di Cipro hanno scatenato un nuovo esame dello stato di salute della zona euro, con un focus particolare su quale paese potrebbe essere il prossimo in fila per un piano di salvataggio e la misura in cui gli azionisti e risparmiatori avranno perdite quando le banche falliranno (bail-in ). Gran parte dell'attenzione si è concentrata su due paesi.
In primo luogo, il Portogallo, che è stato spinto di nuovo in prima pagina, con la corte costituzionale del paese che di recente ha sentenziato contro alcuni tagli di bilancio del governo su mandato dell'UE. In secondo luogo, la Slovenia, che si trova ad affrontare una massiccia crisi bancaria,  e che a sua volta, fornisce un altro banco di prova potenziale per la zona euro vagamente definito piano 'bail-in'. 
In un nuovo incontro si è parlato di tutto questo, Open Europe fornisce un breve riassunto dei punti chiave per guardare alla situazione in ogni paese: 
 
Per leggere Open Europe per intero, clicca qui: 

Punti chiave: 

Entrambi il Portogallo e la Slovenia potrebbero avere bisogno di assistenza  dall'esterno di qualche tipo. 

Portogallo 

La domanda interna, la spesa pubblica e gli investimenti si contraggono bruscamente, lasciando il paese fortemente dipendente dalla crescita incerta delle esportazioni.
Con il taglio dei salari e dei costi interni (svalutazione interna), il Portogallo negli ultimi anni ha migliorato il proprio livello di competitività nella zona euro rispetto alla Germania. Tuttavia, questa tendenza ha iniziato ad invertirsi bruscamente nel 2012, il che significa che la divergenza tra i paesi come il Portogallo e la Germania ha iniziato a crescere di nuovo - esattamente il tipo di squilibrio che la zona euro sta cercando di eliminare.




Nei suoi sforzi di austerità, il Portogallo sta ora combattendo contro gravi limiti politici e costituzionali. Per la seconda volta, la corte costituzionale del paese si è pronunciata contro i tagli salariali nel settore pubblico - un caposaldo del piano di austerità dell'UE verso il paese - ed inoltre il precedente consenso politico in Parlamento nei confronti dell'austerità è evaporato.
Questo comporterà che, sarà sempre più difficile per il Portogallo a proporre nuove manovre di austerità e di conseguenza negoziare i termini di salvataggio con i paesi creditori all'estero.
Il Portogallo avrà anche bisogno di qualche ulteriore assistenza finanziaria nel breve periodo. E 'improbabile che questa assistenza possa prendere la forma di un secondo piano di salvataggio completo, ma potrebbe comportare l'utilizzo del programma di acquisto di bond OMT da parte della BCE, facendo si che il Portogallo possa tornare sui mercati.


Slovenia 

La Slovenia non è Cipro - in realtà è molto di più simile alla Spagna. Le sue banche sono sottocapitalizzate significativamente con prestiti tossici ora vicini al 18% del PIL. Le banche hanno pochissima disponibilità per coprire meno della metà delle perdite potenziali derivanti da tali prestiti.



Allo stesso tempo, un settore privato fortemente indebitato ora cerca disperatamente di ottenere nuovo debito, che a fianco  dell'austerità e alla mancanza di investimenti, hanno causato il precipitare della crescita. 
Anche se un salvataggio completo è improbabile, il paese potrebbe presto aver bisogno di un pacchetto di salvataggio UE di importo compreso tra € 1 miliardo e 4 miliardi di € (tra il 3% e il 11% del PIL) per contribuire a ristrutturare le basi del paese e le banche mal gestite.

Tale piano è probabile che includa forti perdite per gli azionisti (bail-in), ma, a differenza di Cipro, non può colpire grandi depositanti (non assicurato) e non ci sarà alcun tentativo di tassare i piccoli (assicurato) depositanti.
Questa è la situazione attuale a grandi linee...voi su chi scommettete? chi sarà la prossima vittima del disastro Euro?

Fonte: openeurope.co.uk






mercoledì 3 aprile 2013

Dopo Cipro adesso tocca alla Slovenia..


Dopo qualche giorno di tranquillità, dovuto alle feste di Pasqua ed alla chiusura dei mercati, eccoci di nuovo sul pezzo, pronti ad aggiornare i nostri lettori sugli ultimi fatti del mondo della finanza e dell’economia, sempre all’insegna dell’investimento consapevole.
La scorsa settimana Cipro è riuscita a ottenere il prestito di 10 miliardi di euro per la ricostruzione del suo sgangherato settore bancario. Per poter accedere alla somma, l’isola ha dovuto accettare il riassetto di alcuni importanti istituti finanziari, nonché il discusso prelievo forzoso dei depositi bancari sopra i 100 mila euro.
La reazione dei mercati non si è fatta attendere ed ha dimostrato, ancora una volta, quanto la zona euro sia fragile.A Cipro la situazione è in continua evoluzione. Dopo due settimane di chiusura forzosa le banche hanno riaperto i battenti giovedì prima di Pasqua, ma in condizioni decisamente diverse: per scongiurare una massiccia fuga di capitali, su consiglio del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea, il Parlamento ha approvato una serie di misure restrittive che limitano la libera circolazione di capitali. Sì sì, avete capito bene: viene meno uno dei pilastri della Unione Monetaria ed Europea! Per quanto tempi queste misure “straordinarie” possano essere applicate è difficile a dirsi. Infatti, a detta del Presidente della Banca Centrale cipriota, Panicos Demetriades, può essere questione di settimane, come di mesi.
Le ultime voci sul piano di riorganizzazione del sistema bancario cipriota prevedono un coinvolgimento dei depositanti sopra i 100 mila euro (i depositi non assicurati, o “uninsured”) del 60% e non più del 40%, come detto precedentemente. Infatti, secondo il Financial Times, i depositanti sopra i 100 mila euro della nuova Banca di Cipro dovrebbero ricevere una quantità di azioni della stessa pari al 37,5% dei propri depositi “uninsured” e, in via preventiva, un buon 22,5% di questi dovrebbe essere trasferito e bloccato in un fondo (che non matura interessi), in modo da rimanere a disposizione nel caso in cui la situazione lo richiedesse.
Il valore nominale della contropartita in azioni è ancora da definirsi, così come le condizioni d’accesso del Governo al fondo creato con il 22,5% dei depositi.È ancora presto per capire se le misure straordinarie messe in atto dal governo al fine di limitare la fuga di capitali stiano avendo successo. Le previsioni degli economisti intanto sono tutt’altro che rosee: tra il 2013 e il 2014 il PIL potrebbe affondare del 20-30%!

Nel domino europeo, un altro piccolo Paese comincia a guadagnare l’onore della cronaca: la Slovenia.
Al contrario di altri paesi della zona euro, la forte crescita dell’economia slovena è avvenuta tra il 2004-07 ed è stata foraggiata da una forte espansione del debito privato da parte dell’imprese, piuttosto che dal debito dei cittadini. Il problema principale del settore finanziario consiste nel suo legame con il finanziamento esterno. Con l’avvento della crisi, il sistema finanziario è stato fortemente messo sotto pressione, perché i capitali esteri hanno deciso improvvisamente di investire altrove, interrompendo così il costante flusso di denaro. Il crollo del sistema creditizio è stato sventato solo dall’intervento della Banca Centrale e dal supporto dei depositi dello Stato sloveno.
In questo momento la Slovenia si trova in un circolo vizioso dove le fragili prospettive economiche (-2% nel 2013 e +0,4% nel 2014) e l’alto indebitamento delle società (soprattutto nel settore delle costruzioni) hanno causato il deterioramento dei bilanci delle banche, facendo crescere a vista d’occhio i prestiti in sofferenza (al 14% dell’impieghi per il settore, ma al 20,5% per le tre banche più grandi), riducendo la quantità di prestiti e facendo chiudere diverse imprese.
La Slovenia può essere paragonata a Cipro? In realtà non proprio. In Slovenia il settore finanziario nel suo insieme pesa circa 1,4 volte il PIL (a Cipro questo rapporto è di 8 volte!), il rapporto debito/PIL potrebbe raggiungere quasi il 60% secondo il FMI nel 2013 (a Cipro nel 2012 eravamo già all’80%). In più, ad ottobre, il Parlamento sloveno ha approvato la creazione di un veicolo chiamato “Bank Asset Management Company” (AMC) finalizzato all’acquisto e alla gestione degli attivi non performanti, con una potenza di fuoco di circa 4 miliardi di euro, nell’ottica di ripulire il sistema bancario e di riavviare l’erogazione del credito.
Secondo le ultime stime del FMI, le tre maggiori banche del Paese hanno necessità di ricapitalizzarsi per un valore complessivo di 1 miliardo di euro (poco più del 2,5% del PIL nazionale).
In conclusione, in valore assoluto la Slovenia si trova in una condizione migliore di Cipro e con più margine di manovra (debito/PIL basso). Il punto è, però, che la Slovenia ha la necessità di finanziarsi (ristrutturazione del sistema bancario, finanziamento del bilancio) per circa 3 miliardi di euro da qui a fine anno e le banche non possono assorbire tutta questa liquidità. Di conseguenza, il mantenimento di una certa stabilità finanziaria (ovviamente anche economica) è essenziale affinché il Paese possa avere accesso al mercato.Oggi i mercati guardano con attenzione i casi di Cipro e Slovenia perché la cattiva gestione di questi due piccoli focolai, potrebbe riportare nell’occhio del ciclone due Paesi di ben altra caratura: Italia e Spagna.
Fonte : Advise Only 

giovedì 28 marzo 2013

Dalla Germania: con Cipro inizia la fine dell'Euro

Heiner Flassbeck, grande economista tedesco, in questo periodo scrive molto e interviene sul caso Cipro direttamente dal suo interessantissimo blog "Flassbeck Economics": siamo di fronte all'ennesima decisione sbagliata presa da una Troika a trazione tedesca, è l'inizio della fine. Da Flassbeck Economics


Sul salvataggio di Cipro si è trovato un accordo, ma le modalità scelte per salvare il paese distruggeranno l'unione monetaria. Nella gestione della crisi cipriota gli errori commessi non riguardano solamente il piccolo paese mediterraneo. Sono ormai evidenti tutte le decisioni sbagliate prese in passato, la totale assenza di idee chiare da parte degli Eurosalvatori (stati creditori e Troika formata da EU, BCE e FMI) finalmente viene smascherata.


Per la prima volta dall'introduzione dell'Euro saranno applicati a tempo indeterminato controlli ai movimenti di capitali. Cio' che da molti viene considerato il vantaggio principale di una unione monetaria, e cioe' disporre di una valuta sicura e riconosciuta internazionalmente, per i ciprioti non avrà piu' senso. E lo stesso accadrà alla fiducia riposta in queste stesse caratteristiche della moneta da parte di chi la utilizza. Nessuno dei responsabili sembra aver riflettuto sul fatto che queste misure metteranno in discussione il contraltare della libertà di movimento dei capitali, vale a dire la libertà di movimento delle merci, meglio conosciuto come libero scambio.


Per non parlare dei danni politici permanenti causati dai diktat di risparmio e dal rigorismo imposto dai paesi creditori. E di tutte le sofferenze umane associate alle misure di austerità. Il fatto peggiore è che tutte le promesse fatte - fra un po' la valle di lacrime e di sofferenze sarà terminata e tutto andrà bene - non potranno essere mantenute fino a quando si continuerà ad applicare la "logica dei salvataggi", che invece ci porta sempre piu' a fondo nella crisi. Quanto piu' alle vittime di queste promesse sarà chiara la situazione, tanto piu' crescerà la loro collera nei confronti di chi ha fatto queste promesse, e tanto piu' si allontaneranno dall'idea di integrazione europea.


L'errore di fondo nella gestione della crisi risale all'inizio ed è stato portato avanti con forza dai media e dalle autorità tedesche: la trasformazione di una crisi finanziaria (nata da una crisi dei mercati finanziari) e di una Eurocrisi già iniziata (che era ed ancora è una crisi valutaria) in una crisi di debito pubblico. Questo errore ha aperto la strada ad una lunga serie di decisioni sbagliate arrivate in seguito.


Il seme della crisi cipriota è stato gettato con il fallimento del salvataggio greco. Il pensiero ingenuo secondo cui il taglio del debito in uno stato sovrano (quello applicato in Grecia lo è stato) potesse essere fatto senza danni collaterali, era assurdo fin dall'inizio. Non solo oggi la situazione debitoria in Grecia non è migliorata, ma doveva essere chiaro che non si poteva tagliare il debito di un paese senza avere un impatto significativo sulle banche (che in tutto il mondo insieme alle assicurazioni sono i detentori delle obbligazioni statali).


Dai paesi esclusi dai mercati finanziari si continua a pretendere una politica fiscale restrittiva (Wolf­gang Schäu­ble sul Financial Times del 5-9-2011: L'austerità è l'unica soluzione per l'Eurozona) e il taglio dei salari (di solito ridefinito "aggiustamento strutturale"). Questo tipo di aggiustamento mette in difficoltà il settore finanziario di ogni paese. In ogni recessione e depressione c'è sempre un forte aumento dei crediti incagliati e la minaccia di insolvenza in un settore bancario sottocapitalizzato. E' sempre lo stato a dover intervenire e a rassicurare i risparmiatori sul fatto che saranno tutelati in quanto depositanti.


Proporre un'unione bancaria come risposta a questo problema è stato politicamente ovvio, ma non va a centrare il vero obiettivo. Il problema di fondo della crisi finanziaria del 2008 era nel settore finanziario e nelle banche che svolgevano attività di investment-banking. E su questo non si è fatto molto. I problemi bancari causati da una depressione e dal taglio del debito, non si possono certo risolvere con una unione bancaria. Al massimo li si puo' attenuare se si aiutano i paesi colpiti ad aggiustare gradualmente le loro strutture finanziarie, evitando di farlo in maniera brusca. Anche dopo la crisi del 1997/1998 in tutto l'occidente con una certa arroganza si diceva che le banche asiatiche erano disastrate. In realtà era una sciocchezza: la causa era una crisi valutaria seguita da una forte recessione. Dopo la svalutazione della maggior parte delle valute e una nuova fase di crescita, la crisi bancaria è stata completamente dimenticata.


Naturalmente nella EU sono colpiti dalle "crisi bancarie" soprattutto quei paesi con un settore bancario molto grande. Ce ne sono diversi, e Cipro non è nemmeno il peggiore. Le statistiche della Banca dei regolamenti internazionali mostrano: il rapporto fra depositi bancari complessivi e PIL a Cipro è 3 a 1, in Lussemburgo 9 a 1, (alle Isole Cayman ancora piu' alto). In Gran Bretagna è 1 a 1, e in Francia e Germania è di circa 1 a 2. Qual'è allora un valore sostenibile e non pericoloso per un paese?


Negli anni della grande euforia finanziaria, molti paesi sono stati addirittura invitati a cercarsi uno spazio economico specializzandosi in affari bancari internazionali. Si pensava che anche un piccolo paese potesse rapidamente prosperare. Non bisogna inoltre dimenticare che il settore industriale è presidiato da alcuni paesi agguerriti, e cosi' per i paesi piu piccoli con infrastrutture deboli è difficile ottenere dei risultati.


Quando in una unione monetaria finiscono in crisi solo i i paesi con un deficit nelle partite correnti (lo stato o le banche o le imprese ricevono capitale dall'estero a tassi troppo elevati), la BCE dovrebbe intervenire senza se e senza ma per offrire loro assistenza finanziaria. Questo è il compito di una banca centrale, e la BCE è la banca centrale di Cipro. Che oltre a cio' tutti i paesi, ad eccezione della Germania con il suo settore dell'export, per via della crisi dovranno ristrutturare la loro economia e subire un aggiustamento, è una certezza. Ma questo processo puo' funzionare solo durante una fase espansiva e non durante una recessione. Chi con la sua politica economica produce una recessione, finirà per generare "crisi strutturali" a ritmi da catena di montaggio (fra poche settimane sentiremo parlare della Slovenia, un tempo modello industriale). Che la BCE nel caso di Cipro abbia contribuito a definire la condizionalità del salvataggio e persino minacciato il ritiro della liquidità, è un errore irreparabile.


Imporre le riforme strutturali come "condizionalità" per l'accesso ad un salvataggio, significa spingere un paese in una situazione di disperazione. Perchè cio' potrà accadere solo con conseguenze catastrofiche. Cipro non potrà ridurre il suo settore bancario a un normale livello (quello tedesco o britannico), per lo stesso motivo che impedisce al Lussemburgo di cambiare nottetempo il suo modello di sviluppo economico costruito nel corso degli anni. E' una pretesa assurda, anche se si ritiene che tale modello economico in un mondo in cui la finanza ha perso importanza, non sia sostenibile.


Ma cio' non è sufficiente per fermare la troika a trazione tedesca. Si chiede senza alcuna seria giustificazione una partecipazione di 6 miliardi di Euro, che per un paese con un PIL di 17 miliardi di Euro potrà essere ottenuta solo con conseguenze disastrose. E' come se in Germania si pretendesse un contributo pari a 800 miliardi di Euro, piu' del doppio delle entrate fiscali federali. 


Ma c'era bisogno di un caso esemplare. Non si voleva perdere l'occasione per dare ai depositanti russi a Cipro una bella lezione (quale esattamente?). E di fare pulizia in un piccolo paese, una volta per tutte. La caratteristica piu' importante di una moneta e la ragione per cui viene ritenuta buona, è la fiducia nella moneta stessa. E che questa fiducia sia andata distrutta, non lo capiscono né il governo né la BCE. Purtroppo nemmeno l'opposizione. Sul lato sinistro dello spettro politico troppo spesso si parla in maniera emozionale "delle banche" e dei "riciclatori di soldi russi", come se fosse possibile averne una chiara immagine in mente.


Nel complesso sembra chiaro che l'incapacità dei politici e degli economisti di comprendere in maniera approfondita tali relazioni complesse, sarà la causa del fallimento del sistema Euro. Cipro è stato solo il culmine di una lunga serie di errori sistematici. Da qui in poi si potrà solo continuare a cadere, e probabilmente in maniera molto rapida.

mercoledì 27 marzo 2013

Dalla Germania: Qui rischiamo grosso con i nostri vicini


 di Jakob Augstein

La maggior parte d'Europa, si è stancata della leadership tedesca.

Il dramma di Cipro ha chiarito che la zona euro in crisi si sta trasformando in una lotta per l'egemonia tedesca in Europa. La Merkel e Schäuble sembrano essere al lavoro per stabilizzare l'economia, in realtà stanno legando le altre nazioni con le catene del debito.

Per tutta la crisi di Cipro, il potere tedesco è stato in mostra. La Germania persegue DEGLI OBIETTIVI sbagliati, mostrando come essa è incapace di maneggiare correttamente il suo potere.
I leader ciprioti hanno pensato di rendere i propri risparmiatori responsabili per il fallimento delle banche di piccole dimensioni - con l'approvazione della Germania - perché volevano tenere fede ai loro principi di delitto e castigo.

Tutta l'Europa, anzi il mondo intero, ha preso nota di ciò. Nonostante l'assicurazione dei depositi e le promesse della cancelliera Angela Merkel, alla fine è sempre la gente comune quella che soffre.
Allora il piano è stato ritirato, e modificato in modo che  il peso della sofferenza ricada sulla capoccia dei ricchi russi. 
Cipro ha dimostrato ancora una volta che l'Europa non può essere comandata dai tedeschi.

Fortunatamente l'Eurogruppo ha fatto la mossa giusta . Le persone con piccoli depositi possono sentirsi sicuri, infatti una banca fallisce e un'altra è stata ridimensionata. Ma la teatralità della scorsa settimana si sposa bene con l'immagine che l'Europa sta diffondendo in questo momento per il mondo: i banchieri irresponsabili giocano con i soldi di ricchi riciclatori , i politici cercano di aiutare entrambi i gruppi per salvare se stessi nel miglior modo possibile - a scapito ovviamente della la gente comune, che ormai non ha né le risorse né l'influenza per poter garantire la propria sicurezza. E tutto questo avviene sotto il dominio tedesco.

La cancelliera indulge assieme ai tedeschi nel lusso del guardarsi l'ombelico. La memoria storica è essenzialmente spazzata via, nonostante i fallimenti morali rappresentati nei drammi della seconda guerra mondiale, ricordati anche alla TV con la miniserie recente tedesca "Le nostre madri, i nostri padri."

Proprio come già due volte nella nostra storia recente, i tedeschi stanno cadendo sempre più in conflitto con i loro vicini - a prescindere dal costo che ne pagheranno. E 'un percorso che potrebbe facilmente portare alla paura dell'egemonia tedesca sul continente. In effetti, l'idea della Merkel di integrazione europea è semplicemente che l'Europa dovrebbe piegarsi alla volontà politica della Germania.

Con Cipro, una verità sulla politica tedesca è stata rivelata: Sono caratterizzati da una testardaggine che i tedeschi vedono come attacco ai loro principi. 
Con la sua manovra politica europea, la Merkel ha rotto tutte le tradizioni della Germania occidentale.
Sotto la guida di Angela Merkel, l'Europa degli "Stati Nazionali"e non uniti è stata ripresa - una tendenza contro la quale l'ex cancelliere Helmut Schmidt ha emesso un severo avvertimento. "La Corte costituzionale federale tedesca, la Bundesbank e il Cancelliere Merkel si comportano come il centro d'Europa, portando all'esasperazione dei nostri vicini", ha detto, e una parte dell'opinione pubblica è soggetta a una " visione nazional-egoistica" della Germania . Schmidt, che ha vissuto tutta la Germania nazista e la seconda guerra mondiale, non è avvezzo usare queste parole con leggerezza.

Nikolaus Blome, vice redattore capo del tabloid Bild , ha scritto un editoriale nel quale ha definito i parlamentari ciprioti "Cypr-IDIOTI" perché hanno votato contro il piano UE per depositi bancari fiscali. Ma se abbiamo imparato qualcosa dal "Diario di un Wimpy Kid" best-seller per bambini è che coloro che si vedono circondati da idioti di solito sono loro gli idioti stessi. Da questa crisi dell'euro sta emergendo un conflitto per l'egemonia tedesca in Europa. Sembra essere basato sull'economia, quando in realtà si basa essenzialmente sulla politica del potere.

I tedeschi legano i popoli europei con le catene del debito, un antropologo americano nonchè attivista di Occupy Wall Street David Graeber definisce così:. "Se la storia dimostra qualcosa, è che non c'è modo migliore per giustificare relazioni fondate sulla violenza, rendendo tali rapporti normali a livello morale, che la riformulazione di questi nel linguaggio del debito - soprattutto perché fa sembrare immediatamente la vittima come se fosse lei che sta facendo qualcosa di sbagliato ", tratto dal suo libro 2011" Debito:. The First 5000 Years "


Germania paga (prende) per la (gli Utili della) Crisi


Come in passato, i diseredati oggi vengono ridicolizzati. Chi ha debiti è colpevole del suo stesso crimine.

Questa linea di pensiero lascia spazio anche all'autocommiserazione, come evidenziato dal columnist conservatore Hugo Müller-Vogg. "Senza le garanzie tedesche, non ci sarebbe nessun salvataggio", ha scritto in una colona del Bild la settimana scorsa. "Eppure, noi tedeschi siamo oggetto di critiche, anche addirittura di odio  in questo periodo di crisi, che tormenta i paesi. Il cancelliere viene denigrato e mostrato con i baffi di Hitler, le bandiere tedesche sono fatte a pezzi e noi tedeschi siamo visti come i malvagi da biasimare" 

Questa è tutta una menzogna. Tedeschi non hanno pagato per la crisi, ne hanno anche approfittato .
 I risparmi sulla spesa per interessi, dei quali la Germania ha goduto fin dall'inizio della crisi, sono stati pari a € 10 miliardi l'anno solo l'anno scorso ad esempio. In più ci sono i pagamenti di interessi delle nazioni debitrici. La realtà della crisi dell'euro è questa: I poveri di Atene stanno pagando i ricchi in Germania.

Ricordando che tali esperimenti hanno fallito in passato, e falliranno in futuro perchè gli europei non lo permetteranno. Cosi i tedeschi che continuano a fare il tifo per loro cancelliere, che dovrebbe segnarsi le parole dell'ex capo dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker : "Chiunque crede che la questione eterna della guerra e della pace in Europa sia stata definitivamente sepolta farebbe un errore monumentale. I demoni non sono stati banditi, ma stanno semplicemente dormendo ".

martedì 26 marzo 2013

Cipro: Draghi usa il blocco della liquidità...vergognoso!!

Per Jacques Sapir con quest'atto di forza nei confronti di Cipro la BCE ha gettato la maschera: si cerca l'accordo con la pistola alla tempia. E le conseguenze saranno molto gravi, comunque vada.



di Jacques Sapir

Il "blocco della liquidità" attuato dalla BCE a Cipro è un atto di straordinaria gravità, le cui conseguenze devono essere studiate attentamente. La decisione di Mario Draghi si concentra su due aspetti: prima di tutto la BCE non alimenta più la Banca centrale di Cipro di contante, in secondo luogo interrompe le transazioni tra le banche di Cipro e il resto del sistema bancario dell'area dell'euro. Quest'ultima misura è di gran lunga la più grave. Da un lato, è una condanna a breve termine delle banche Cipriote (ma anche delle società con sede a Cipro, che siano Ciprote o no) perché ormai non possono più fare transazioni con il resto dell'eurozona. D'altra parte, equivale a un "blocco" economico, che in diritto internazionale equivale a un "atto di guerra". Questo per comprendere la gravità della decisione di Mario Draghi, che potrebbe anche essere oggetto di un ricorso dinanzi a un tribunale internazionale. In altre parole, questa responsabilità assunta da Mario Draghi potrebbe, un giorno, farlo comparire davanti a un tribunale, internazionale o meno.

Per l'interruzione dei rapporti tra le banche Cipriote e la zona Euro, l'argomento adottato a giustificarla è il "dubbio" sulla solvibilità di tali banche cipriote. E' ovviamente un pretesto, perché di "dubbi" ce ne sono stati sin dallo scorso mese di giugno. Tutti sanno che come conseguenza dell' "haircut" imposto ai creditori privati della Grecia, le banche di Cipro sono state notevolmente indebolite. La BCE a suo tempo non aveva reagito e non aveva preso in considerazione la questione della ricapitalizzazione delle banche come un problema urgente. Decide di farlo dopo la bocciatura da parte del Parlamento Cipriota del testo dell'accordo imposto a Cipro da parte dell'Eurogruppo e della Troika. Non si poteva essere più chiari. Il messaggio inviato da Mario Draghi è il seguente : O vi piegate a quello che abbiamo deciso o ne subirete le conseguenze. Questo non è solo un messaggio, è un ultimatum, che ci dà la misura del fatto che tutte le dichiarazioni sul "consenso"
o "l'unanimità" che avrebbe presieduto alla decisione dell'Eurogruppo sono solo delle coperture di quello che sembra essere un vero diktat.

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Comunicato della Commissione Europea del 20 Marzo 2013



Dichiarazione della Commissione europea su Cipro

Sin dall’autunno del 2011 le autorità di Cipro e la Commissione europea hanno discusso la possibilità di fornire assistenza al Paese nell’ambito di un programma. 

A luglio 2012 Cipro ha avanzato formalmente una richiesta di aiuto nell’ambito di un programma, richiesta motivata principalmente da problemi del settore bancario, che aveva dimensioni insostenibili per l’economia cipriota. Con il governo precedente non è tuttavia stato possibile raggiungere un accordo in merito. 
Sabato scorso gli Stati membri dell’Eurogruppo, compreso Cipro, hanno finalmente raggiunto un accordo unanime su un programma che rispettava le condizioni stabilite dagli Stati membri, dalla BCE e dal FMI e hanno deciso di prestare a Cipro 10 miliardi di EUR. Tra le condizioni poste figurava anche il raggiungimento di un livello di sostenibilità del debito accettabile e il rispetto dei relativi parametri finanziari. 

Sebbene il programma non corrispondesse pienamente alle proposte e alle preferenze della Commissione, essa ha sentito il dovere di appoggiarlo perché le alternative avanzate erano sia più rischiose che meno efficaci per l'economia di Cipro.

Il parlamento cipriota ha respinto questo programma.

Spetta ora alle autorità del Paese presentare uno scenario alternativo che rispetti i criteri di sostenibilità del debito e i parametri finanziari corrispondenti.

La Commissione ha fatto il possibile per aiutare Cipro e per giungere a una soluzione costruttiva e regolata. Le decisioni, tuttavia, sono prese dagli Stati membri e la loro cooperazione, come quella di Cipro, è indispensabile. La Commissione è pronta a facilitare il raggiungimento di una soluzione e mantiene i contatti con Cipro, con gli altri Stati membri dell’Eurogruppo, con le istituzioni europee e con il FMI.

Per quanto riguarda il prelievo una tantum sui depositi al disotto dei 100.000 EUR, la Commissione ha chiarito in sede di Eurogruppo, prima del voto del parlamento cipriota, che sarebbe stata accettabile anche una soluzione alternativa che rispettasse i parametri finanziari, preferibilmente senza effettuare alcun prelievo sui depositi al disotto dei 100.000 EUR. Le autorità di Cipro non hanno accettato questa alternativa. 


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Ma vi è un messaggio nel messaggio. Con un solo gesto, Mario Draghi ha appena fatto saltare la finzione di una decisione collettiva della BCE, perché il governatore della Banca centrale di Cipro non ha dato il suo consenso. Le regole non sono state rispettate. Quindi, ha appena detto al mondo che le decisioni non sono prese dall'Eurogruppo e dall'Unione europea, ma da lui, e da lui soltanto, funzionario designato e non eletto, irresponsabile nel senso politico del termine. In questo incidente si rileva nel modo più pieno la natura profondamente tirannica delle istituzioni create nel quadro europeo. La retorica della cooperazione e della competenza cedono il passo al freddo rapporto di forze e al senso del potere.



Mette fine all'ipocrisia di un accordo deciso all'unanimità (con la pistola alla tempia). Ne va anche del "rispetto del voto" del Parlamento di Cipro, di cui è chiaro che Mario Draghi si fa beffe. Ora le cose sono chiare, e in un certo senso, tanto meglio. Ma non bisognerà meravigliarsi se i partiti, spesso definiti "populisti", che si oppongono alle istituzioni dell'Unione europea saliranno rapidamente nei sondaggi. Ugualmente non bisognerà sorprendersi se nei paesi più colpiti dalla crisi crescerà rapidamente la violenza contro le istituzioni europee e i loro rappresentanti. Perché è nella natura delle cose che la tirannia chiama la violenza.

Qualunque cosa accada, le conseguenze di questa decisione saranno drammatiche. E' possibile che il Parlamento Cipriota, messo sotto pressione, cambi giudizio. Ma in questo modo entrerà in crisi aperta con il suo popolo. La tradizione di violenza politica a Cipro non deve essere trascurata. E' anche possibile che si arrivi al fondo di questa crisi e che Cipro sia di fatto espulsa dalla zona euro a causa della decisione di Mario Draghi. Il precedente stabilito in questo caso avrà implicazioni profonde per tutti gli altri paesi. Nelle prossime 48 ore saremo informati sul corso degli eventi.

venerdì 22 marzo 2013

Scontri a Nicosia. Ciprioti: "piuttosto che prelievo fuori dall'euro"

Proteste e scontri davanti al Parlamento. Intervengono poliziotti in tenuta antisommossa.
La grande maggioranza preferirebbe tornare alla moneta nazionale, piuttosto che dover subire un prelievo coatto dai risparmi.




Una ragazza durante le manifestazioni a Nicosia, davanti al Parlamento di Cipro

E' una giornata di paura, tensione e rabbia a Nicosia. E' palpabile la tensione fuori dal Parlamento, dove i cittadini fanno sentire la loro rabbia. Un gruppo numeroso di manifestanti eterogenei nella rappresentazione di eta', classe e genere, ha tentato di avanzare verso il Parlamento. Si sono poi verificati scontri con la polizia, in tenuta anti sommossa, intervenuta per sedare le proteste. Sono intervenuti anche i medici per soccorrere una persona che si e' sentita male. 

Se fosse rispettata la sovranita' dei cittadini, Cipro uscirebbe dall'area euro. I ciprioti in coro hanno infatti fatto sapere che preferiscono l'uscita dal blocco a 17, con tutte le conseguenze che porterebbe con se', piuttosto che dover subire un prelievo coatto dei risparmi. 

La grande maggioranza del paese preferirebbe tornare alla moneta nazionale, piuttosto che dover subire un prelievo forzoso una tantum di anche il 10% sui propri risparmi, una misura che non trova precedenti nella storia dell'Eurozona.

Lo riporta il giornale Ekathimerini, citando un sondaggio condotto da Prime Consulting. 

In Europa si registra intanto un boom della domanda di Bitcoin, la moneta virtuale. La corsa e' iniziata in corrispondenza della notizia del prelievo forzoso imposto da Cipro sui conti bancari dell'isola per poter ricevere 13 miliardi di dollari di aiuti internazionali. 

Le autorita' europee hanno riferito di essere in "trattative aperte" con Cipro sulla possibilita' che l'isola del Mediteranneo lasci l'area della moneta unica. Una misura del genere manderebbe in fumo i diversi miliardi depositati nelle banche dagli oligarchi russi, che infatti stanno portando via i loro soldi, e 17 miliardi di sterline di risparmi di cittadini britannici.





Fonte: http://www.wallstreetitalia.com

giovedì 21 marzo 2013

Ormai è GUERRA!!



Ciò che si vorrebbe perpetrare a Cipro è atto gravissimo (in realtà, per ora il parlamento ha bocciato la manovra. N.d.R. del 19 marzo ore 22.04), ed è l’ennesimo atto di guerra economica e finanziaria della Germania al resto d’Europa. Perché non pensate mica che il complesso chimico-industriale tedesco si accontenterà di quattro sghei ciprioti e del sangue greco. Sempre nel fine settimana sono circolate altre notiziole – questa volta si, ignorate completamente dai media, nonostante fossimo noi i protagonisti dell’attenzionamento.
Bundesbank ci ha lanciato un monito a proseguire nelle riforme e sapete cosa significa, e addiritturaCommerzbank, altro merdaio strafatto di titoli tossici, auspica per l’Italia e sempre per la solita scusa falsa del debito pubblico, un prelievo forzoso del 15% sugli asset finanziari, compreso il patrimonio immobiliare (oltre all’IMU, suppongo) e un incremento delle tasse di successione (20% senza franchigia). 
Questa è guerra, signori. La guerra di un paese che ci considera terra da saccheggio per ripianare i conti
delle proprie banche, fallite a causa della finanza casino. E che lo può fare perché una classe politica serva e sottomessa, di cui il governo Monti è stato il punto più basso, gli permette di farlo.

Poi ci meravigliamo che i mercati reagiscono negativamente e lo spread si alza. Perché secondo voi questo modo di gestire l’economia e la finanza è normale, è regolare, è onesto, risponde alle regole stesse dei mercati, che in parte sono ancora espressione di istanze di economia reale e che rispondono alla regola della domanda e dell’offerta? No. O ammazziamo l’euro o l’euro ammazzerà noi. O disarmiamo il neomercantilismo nella Germania nell’unico modo possibile, ossia strappandole la pistola euro che ci ha puntato alla tempia, o sarà la fine e allora lo capiranno perfino i piddini.
A proposito, bando alle tristezze ed alle ombre che provengono da Mordor. Possono stare tranquilli gli elettori di Bersani. Se sono veri i rumors su Prodi al Quirinale e Irene Tinagli come ministro dell’economia del PD, puro Partito Unico dell’Euro, bocconiana, ex pd, poi montezemolina e quindi montiana, siamo nella classica botte di ferro. Quella con i chiodi.

Fonte: http://www.mentecritica.net/

Greci sbalorditi nel sentire i deputati Ciprioti attaccare la UE e respingere il piano di salvataggio

Keep Talking Greece racconta il rammarico e lo stupore dei Greci: forse c'era "un'altra via" rispetto alla resa senza combattere del loro governo?





A sentire il dibattito nel Parlamento Cipriota per il voto cruciale sul prelievo sui depositi bancari, i Greci sono rimasti sbalorditi e verdi di invidia. L'Eurogruppo ha imposto delle condizioni al piano di salvataggio che sono state rifiutate dai Ciprioti.
La discussione nel Parlamento cipriota era appena iniziata che un amico mi ha chiamato:

"Guardali, guardali! Dicono NO alla Troika, respingeranno la tassa sui conti bancari, e i nostri politici hanno detto Sì ad ogni punto e virgola imposto dalla troika. Vergogna! "

Uguali i commenti dei Greci su Internet.
I Greci sono già al 3° accordo di finanziamento, e non possono che rimanere esterrefatti nel sentire Yiannakis Omirou di Edek dire "la nostra proposta è quella di dire di no ad un accordo e alla rinegoziazione" o Dimitris Syllouris di EUROKO sostenere che "Cipro può vivere anche senza la Troika".

Sì, sentono i Ciprioti criticare aspramente l'Unione europea per non aver mostrato la tanto decantata solidarietà europea, ma essersi comportati da squali usurai. Peggio ancora, alcuni politici hanno anche criticato il portavoce del governo per aver indotto in errore la popolazione, sostenendo che non sarebbe stata applicata nessuna "tassa sui depositi".
Cose incredibili sono state dette laggiù nel Parlamento Cipriota.
Cose impensabili per i conservatori di Nea Dimocratia o per i socialisti del PASOK. Ogni dibattito parlamentare sugli accordi di prestito si è sempre risolto in uno scambio di accuse tra i due partiti che hanno
governato il paese per quasi quattro decenni, portandolo alla rovina.
Invece di combattere e contrattare, hanno firmato un accordo dopo l'altro e portato al panico puro i cittadini greci a causa del crollo totale dell'economia. Come se, firmando gli accordi di finanziamento, avessimo potuto avere del gasolio o delle medicine per i nostri malati...

Sarebbe necessaria la maggioranza semplice dei 56 membri della Camera dei Rappresentanti per l'approvazione del disegno di legge del governo sull'haircut dei depositi.
I tre partiti AKEL (19 seggi), Edek (5) e i Verdi con un solo seggio hanno deciso domenica che avrebbero votato contro l'haircut.
Il Presidente Anastasiades deve fare affidamento sul suo partito Disy (20 seggi) e sul suo alleato del governo di coalizione DIKO (8 seggi). Anche EUROKO (2 seggi) non voterà a favore.
Anche se egli assicura che tutti i membri Disy sosterranno il disegno di legge, il voto favorevole degli otto membri del DIKO è tutt'altro che certo. Almeno tre deputati DIKO hanno dichiarato di non voler sostenere il disegno di legge.
Il partito Disy di Anastasiades si è poi astenuto dalla votazione.

Già un po' prima del voto, martedì, i greci sono rimasti stupiti di sentire che il ministro delle Finanze Michalis Sarris aveva presentato le sue dimissioni al presidente Anastasiades per non essere riuscito a strappare un accordo migliore "nel corso della riunione dell'Eurogruppo del Sabato". Anastasiades non ha accettato le dimissioni di Sarris e lo ha mandato a Mosca per cercare un accordo con i russi. Potrebbe essere sostituito al suo ritorno a Nicosia.
E invece no, nessuno si è dimesso in Grecia, nessuno ha ammesso le sue responsabilità per i gravi errori e la resa totale alla Troika. Una resa che ha portato all' impoverimento di milioni di famiglie greche.

Non c'è da stupirsi che il primo ministro Antonis Samaras abbia cancellato la sua visita in Finlandia del 22-24 marzo.

Forse era preoccupato di dover affrontare dei disordini, nel caso che i Ciprioti avessero respinto la tassa sui depositi e dato un calcio in culo alla Troika, cacciandola via...

mercoledì 20 marzo 2013

ATTENZIONE: Spagna cambia costituzione, prelievi dai conti possibili

Mentre a Cipro si studiano modi per controllare i capitali in fuga, grazie a un blitz costituzionale in Spagna d'ora in avanti sara' consentito un prelievo una tantum. Con la scusa di uniformare pressione fiscale a livello regionale. Foto: ministro PA Montoro.




Il ministro spagnolo della Pubblica Amministrazione, Cristobál Montoro.

NEW YORK (WSI) - Il contagio e' gia' in atto. Mentre il ministro spagnolo dell'Economia Luis De Guindos ha proclamato in Senato che "i depositi in banca sotto i 100 mila euro sono sacri e che i risparmiatori non si devo allarmare", la Spagna ha cambiato una norma costituzionale che consente un prelievo forzoso una tantum dai conti (prima era proibito per legge). 

Per il momento lo stato sostiene che quella tassa "non sara' molto piu' alta dello 0%" ed e' rivolta a quelle regioni che "non hanno compiuto alcuno sforzo per raccogliere entrate fiscali". Nel frattempo l'esecutivo in Nuova Zelanda sta valutando l'ipotesi di imporre in futuro una confisca in stile cipriota dei risparmi, per evitare un eventuale crack delle banche.

Come riporta il quotidiano spagnolo El Pais, il ministro della PA, Cristobal Montoro ha difeso la misura, sottolineando che la sua presenza nella costituzione e' giustificata dalla volonta' di uniformare la pressione fiscale tra le varie regioni della nazione indebitata. 

Il governo sta preparando una proposta di legge sugli ammontari da versare. Anche se una misura simile potrebbe rappresentare una violazione dei movimenti liberi di capitale in Europa, secondo le leggi della Commissione Ue, lascia la porta aperta a un prelievo coatto dei risparmi dei cittadini.

A proposito di capitali, Cipro sta studiando il varo di un piano di contingenza che prevede il controllo dei capitali, tra cui l'imposizione di limiti sui prelievi giornalieri dai conti bancari e di un tetto alle somme di denaro che possono essere prelevate per via elettronica dal paese. Nonche' l'introduzione di controlli di frontiera piu' severi per mettere un freno alla fuga di capitali dal paese mediterraneo.

Il tutto mentre jet carichi di denaro appartenente agli oligarchi russi stanno volando via dalla piccola isola che con la sua crisi ha aperto il vaso di Pandora in Europa.

Cipro si ribella e dice NO.. l'Euro trema!!


Berlino prova ad alzare la voce: "Senza un'intesa non vedrete un centesimo". Ma a tarda serata l'Eurogruppo tenta di ricucire: "Ribadiamo la nostra offerta"
La pillola avvelenata non la vogliono inghiottire. Stretti tra l'incudine delle proteste di una piazza in crescente subbuglio e il martello delle pressioni politiche esterne e dei mercati finanziari, i parlamentari di Cipro hanno scelto ieri di bocciare il piano di aiuti da 10 miliardi, con scippo incorporato ai depositi bancari.

Un rigetto che ha trasversalmente unito sinistra e destra: a parte i 19 astenuti del partito Disy del presidente Nicos Anastasiades, hanno mostrato il pollice tutti gli altri 36 deputati. Un no collettivo, il cui fine è quello di consentire al governo di sedersi di nuovo al tavolo con la troika Ue-Bce-Fmi per rinegoziare gli aiuti. In serata il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsslbloem ha ribadito «l'offerta a Cipro» e «il sostegno ai suoi sforzi riformatori», chiarendo che spetta sempre a Nicosia trovare il resto dei fondi (5,8 miliardi) dopo la bocciatura del prelievo forzoso.

L'esecutivo guidato da Dimitris Christofias aveva provato a rimodulare il pacchetto, trasformandolo in una versione più soft soprattutto per i risparmiatori con depositi fino a 20mila euro. Per loro, niente prelievo. Da
applicare invece nella misura del 6,75% ai conti tra i 20mila e i 100mila euro e del 9,9% alle disponibilità oltre i 100mila. Un cambiamento che avrebbe tra l'altro messo a rischio i 5,8 miliardi di incassi inizialmente previsti con l'esproprio.

Niente da fare: i correttivi non sono bastati a rassicurare i deputati. Così, la tensione è ulteriormente salita. Sono circolate voci di dimissioni (poi smentite) da parte del ministro delle Finanze, Michalis Sarris, l'uomo forse incaricato di testare il «piano B», quello basato su un salvataggio alternativo offerto da Mosca. Una missione difficile, considerato che il prelievo sui depositi andrà a colpire anche gli oltre 30 miliardi di dollari parcheggiati dai russi nelle banche dell'isola mediterranea. Ma il tempo scorre, e un tentativo andrà comunque fatto. Anche perché la liquidità di cassa a disposizione del governo dovrebbe bastare fino all'inizio di giugno, quando scadono titoli di Stato da rifinanziare per 1,4 miliardi.

Senza cash, il Paese rischierebbe l'insolvenza. Una bancarotta che «metterebbe in pericolo l'euro nel suo complesso», ha detto il direttore del fondo salva-Stati permanente, il tedesco Klaus Regling.

Parole che hanno ulteriormente messo in allarme i mercati: mentre l'euro scivolava sotto quota 1,29 dollari per la prima volta dal novembre scorso, le Borse - Wall Street compresa - venivano investite dalla corrente delle vendite (Milano ha perso l'1,6%, con sospensioni a raffica tra i titoli bancari) e lo spread Btp-Bund saliva a 340 punti, il presidente del parlamento cipriota ha esortato i deputati a votare contro l'impopolare piano di salvataggio. «La risposta non può che essere una: no al ricatto. Si tratta di una razzia», ha detto Yiannakis Omiru del Partito socialista Edek.

Già alla vigilia del voto il governo aveva peraltro detto di ritenere «improbabile» un via libera alla legge, dato che il Disy controlla solo 20 seggi sui 56 totali. Sia i comunisti (19 seggi) sia i socialisti (5) si erano subito dichiarati contrari alla proposta di prelievo forzoso. La situazione, al momento, è dunque di stallo. Una impasse per nulla gradita da quella stessa Germania che non più tardi di lunedì aveva negato la paternità del bailout. Ecco quindi il diktat: «Finche il parlamento non avrà deciso, non ci sarà alcun programma di aiuto», hanno riferito fonti governative. Non solo: «Senza un programma di aiuto, la liquidità per aiutare le banche cipriote è in pericolo. E fino ad allora le banche cipriote non potranno riaprire». I lucchetti agli sportelli dovevano essere tolti domani, giorno di prevedibile assalto dei correntisti alle banche. Panicos Demetriades, governatore della banca centrale, ha messo in conto che la fuga di capitali dall'isola potrebbe corrispondere al 10% dei depositi, vale a dire un massimo di 7,5 miliardi.

Poi, restano i timori che l'esproprio cipriota sia un ballon d'essai replicabile altrove. A dar retta al presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbolem, non c'è però da aver paura: «Non c'è nessuna necessità di un prelievo straordinario sugli asset degli altri Paesi».

martedì 19 marzo 2013

Per difendere l'Euro presto serviranno i panzer


Wolfgang Münchau, nel suo commento su Der Spiegel, attacca la patrimoniale cipriota e con il solito ottimismo rilancia: siamo di nuovo nel pieno della crisi Euro e non si vedono vie di uscita. Presto i panzer nelle strade? Da Der Spiegel.

I Ministri delle Finanze europei hanno deciso di espropriare i clienti delle banche cipriote - è il peggiore degli incidenti possibili all'interno dell'unione monetaria. Chi continua ad affidare i propri risparmi ad una banca sud-europea deve essere alquanto ingenuo.
E' stata senza dubbio la decisione piu' stupida e pericolosa che i politici dell'Eurozona potessero prendere. Forse è accaduto perché si sono incontrati nelle prime ore del mattino ed erano molto stanchi. O forse perché nella sala c'erano troppi giuristi che hanno finito per concentrarsi solo sui dettagli tecnici perdendo di vista il quadro d'insieme. I Ministri delle Finanze europei hanno partorito troppo in fretta il pacchetto di aiuti a Cipro - scatenando un incendio.

Con la decisione di far pagare prima di tutto i piccoli risparmiatori ciprioti, i Ministri delle Finanze europei ci hanno riportato nella fase acuta della crisi Euro. Perché ora i risparmiatori, non solo a Cipro ma in tutto il sud-Europa, cercheranno in ogni modo di mettere i loro risparmi fuori dalla portata degli stati. Ulteriori espropri forzati sono una certezza. La minaccia è concreta anche in Spagna e Italia. L'assalto alle banche è iniziato.

L'errore fatale è stato il tentativo di aggirare la garanzia sui depositi con un trucco legale. La garanzia sui depositi aveva proprio lo scopo di evitare un assalto alle banche. In questo caso non era importante la natura giuridica della garanzia, se direttamente offerta dallo stato oppure da un fondo di solidarietà, piuttosto la sua credibilità. A Cipro e ovunque nella zona Euro i depositi fino a 100.000 Euro sono assicurati. Se ora arriva lo stato e dice: scusateci, con un escamotage brillante vi prendiamo i soldi, di fatto una tassa sui patrimoni, viene meno la fiducia. Da un punto di vista giuridico, si passa da una garanzia sui depositi a un furto sui depositi.

I risparmiatori ritirano i loro depositi

Non sono stati presi in considerazione i segnali economici che una tale decisione avrebbe lanciato: il crollo dei mercati azionari, la caduta dell'Euro, la corsa dei risparmiatori a ritirare i loro risparmi. E' una reazione a catena.
Nel caso di Cipro - almeno temporaneamente - ci si è accordati su di una debole progressività. I depositi sotto i 100.000 Euro sono tassati con un'aliquota del 6.75 %, quelli superiori al 9.9%. E' uno scandalo che il presidente cipriota Nikos Anastasiades si preoccupi solamente dei depositi con importi elevati. Lui ovviamente non voleva far arrabbiare i miliardari russi e far fuggire coloro che avevano scelto Cipro come porto sicuro per il riciclaggio di denaro. E cosi' i piccoli risparmiatori hanno dovuto colmare il buco nato dall'evidente solidarietà fra il presidente Anastasiades e i criminali. 

Quello che mi fa arrabbiare ancora di piu' del comportamento scandaloso del Presidente, è la complicità dei Ministri delle Finanze europei. Avrebbero dovuto insistere per far applicare la tassa patrimoniale solo oltre i 100.000 € in modo da evitare il rischio contagio.

Io credo che da qui a mercoledi si raggiungerà un accordo su una franchigia oppure le cifre saranno riviste, in modo da avere il voto favorevole del parlamento di Nicosia. Il danno pero' è già stato fatto. Il mondo intero sa che i Ministri delle Finanze europei non hanno alcun problema nell'aggirare l'assicurazione sui depositi. L'inaspettata dichiarazione pubblica del capo dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, secondo cui al momento non sarebbero in programma altre misure simili, parla da sé.

Reazione a catena, dopo Cipro, la Grecia, il Portogallo, la Spagna e poi l'Italia.

Le banche sono in difficoltà anche in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Questi stati sono troppo deboli per garantire l'assicurazione sui depositi in maniera credibile. In Spagna già si parla di una partecipazione dei piccoli risparmiatori. Alla prossima opportunità si tirerà fuori dal cassetto il modello Cipro e si chiederà ai risparmiatori di passare alla cassa. Chi non ritira il proprio denaro dalle banche sud-europee, è davvero un ingenuo. 
Per ripristinare la fiducia dopo questo strappo, si dovrebbe fare un passo che a Berlino invece si vuole evitare. Si dovrebbe introdurre una garanzia sui depositi a livello europeo, soprattutto senza clausole scritte con caratteri piccoli. Non penso che il governo attuale sia disponibile. Non posso nemmeno credere che un governo guidato dalla SPD sarebbe pronto a farlo. 

E siamo di nuovo al punto in cui eravamo la scorsa estate, prima che Mario Draghi calmasse i mercati. Abbiamo di nuovo una reazione a catena, da Cipro verso la Grecia, poi il Portogallo, dopo la Spagna e quindi l'Italia.
E siamo di nuovo ad un bivio, uno di quelli che Angela Merkel voleva evitare. O facciamo un passo in avanti verso una vera unione bancaria - oppure un passo indietro via dall'Euro. Naturalmente non faremo né l'uno né l'altro, si cercherà ancora una volta di aspettare. E con ogni ritardo il conto sarà sempre piu' salato.

I lettori di questa rubrica sanno che sostengo con convinzione l'Euro, compresi gli strumenti necessari per garantirne il successo. Ma prima o poi si arriverà al punto in cui non c'è piu' nulla di ragionevole nel tenere in piedi una valuta, se ai governanti manca la volontà e la competenza per gestirla in maniera saggia.

Si avvicina il giorno in cui l'Euro potrà essere difeso solo con i panzer. E allora non varrà più la pena difenderlo.